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• IL PUNTO
Lavoro, cosa può fare Sala
Danilo Galvagni - segretario generale Cisl Milano Metropoli

di Danilo Galvagni

Siamo interessati, interessatissimi, alla crescita di Milano come realtà metropolitana  in grado di attrarre investimenti dal tutto il mondo. Siamo talmente interessati che, lo abbiamo detto al sindaco e alle opposizioni, chiediamo espressamente di essere parte protagonista nella scrittura delle regole della Milano del futuro. 

 

Regole sì, perché non bastano le enunciazioni di principio ma bisogna scendere nei dettagli di quello che si vuol fare e noi, come sindacato che rappresenta una fetta decisiva della popolazione milanese, non vogliamo più, com’è successo anche nel passato recente, essere chiamati solo a cose fatte. O c’è, da parte delle istituzioni e delle altre parti sociali, la convinzione che il mondo del lavoro abbia un ruolo attivo nel processo di crescita e di innovazione , o le anche le migliori proposte rischiano di arenarsi.

Questo riguarda sia la Milano attrattiva, quella rappresentata dal centro della città, della finanza, della ricerca e del turismo, sia l’altra delle periferie, del disagio sociale di chi non ha lavoro ed è senza casa. Il terreno di prova della volontà e della capacità di ridurre le distanze fra le “due Milano” è il recupero delle periferie, di cui si è fatto un gran parlare in campagna elettorale e sul quale, ora, bisogna iniziare a fare. Ad iniziare dal problema dei problemi: la casa e in particolare la gestione del patrimonio pubblico decisiva per rispondere alla domanda di decine di migliaia di famiglie che sono in attesa di un alloggio. Se il pubblico deve fare la sua parte,  il privato non può certo stare alla finestra e pensare solo alla rendita immobiliare o alla trasformazione degli appartamenti in B&B.

In generale i nuovi spazi di  Milano e della Città metropolitana,  devono essere equilibrati   e tenere insieme esigenze e obiettivi, diversi ma convergenti: la ricerca non può essere finalizzata  a sé stessa o all’esportazione  ma alla crescita e allo sviluppo di nuovi nuclei produttivi (artigianato, industria, terziario); ogni periferia recuperata deve  avere una sua “anima produttiva”  legata a specifici settori merceologici; i servizi (mobilità, sociali culturali) devono essere in funzione dei progetti di sviluppo e per accorciare le distanze, non solo materiali, con il centro.

Il Comune deve battere un colpo, a partire dalle materie di sua competenza come le politiche fiscali e tariffarie e la gestione del welfare.  Un equo contenimento del prelievo e servizi sociali più adeguati possono rappresentare un concreto sostegno ai redditi più bassi.

La parola, il valore, che lega tutti questi e altri elementi è lavoro.  Stiamo lavorando con importanti realtà del privato sociale e dell’associazionismo  alla creazione di una grande alleanza  con l’obiettivo di porre al centro del confronto con le istituzioni  questi temi.

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