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• IL PUNTO
Pensioni: meno parole, più fatti
Emilio Didonè

Da alcuni mesi nel dibattito politico/previdenziale del nostro Paese si continua a parlare prevalentemente di pensioni minime e/o redditi di povertà/cittadinanza ignorando volutamente, sempre e comunque, coloro che hanno mantenuto in piedi il sistema Inps di previdenza pubblica, che ancora oggi paga e finanzia anche le pensioni minime/sociali con i contributi "veri" versati in tanti anni di lavoro (infatti manca la divisione tra assistenza e previdenza). Pertanto, continuare a parlare di pensioni minime/sociali senza collegare questo "tema" alle pensioni di coloro che hanno sempre versato i contributi all'Inps fino all'ultima lira/euro è fuorviante, antisociale, iniquo e non porterà da nessuna parte, anzi romperà definitivamente quel poco di tessuto sociale che ancora tiene in piedi il Paese.

 Ricordo che tutti i pensionati che non hanno lavorato in nero, che non hanno avuto la possibilità di autodenunciarsi i loro redditi, che non hanno percepito vitalizi come i politici, che hanno sempre versato tutti i contributi e tutte le tasse previste senza patteggiamenti e sconti (vedi per esempio Valentino Rossi, Maradona....), hanno le pensioni bloccate da anni senza rivalutazione. Insomma voglio ricordare e sottolineare che tutti coloro che hanno mantenuto in piedi il sistema previdenziale pubblico Inps, oggi conosciuto, hanno le pensioni ferme (non rivalutate al costo della vita) da almeno 5 anni con, invece, pedaggi autostrade, bollette varie, beni di consumo, imposte e tasse ogni anno ritoccate all'insù (anche senza apparente motivazione, vedi costo materie prime). Meno propaganda politica e più sostanza, cerchiamo di non far saltare il banco e i patti intergenerazionali che ancora tengono in questo Paese.

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