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DI DAVIDE CARLUCCI E GIUSEPPE CARUSO - INCHIESTA
Magna Magna

I grandi eventi, soprattutto quelli sportivi, sono vere e proprie macchine mangiasoldi, che attirano gli interessi più spregiudicati e spesso non hanno alcuna ricaduta positiva sulla collettività. Ne parla il libro di D. Carlucci e G. Caruso.

MAGNA MAGNA

di Davide Carlucci e Giuseppe Caruso

Ponte alle Grazie

14 euro

Inchiesta

Per gli automobilisti milanesi, che nelle ore di punta viaggiano in coda sulla tangenziale Est, è una (brutta) presenza quasi famigliare. Del resto è li da una ventina d’anni, impossibile non notarla. Come si fa a non vedere quell’enorme scheletro di cemento armato, abbandonato in mezzo ai campi? Sarebbe dovuto diventare un grande hotel da inaugurare alla viglia dei Mondiali di calcio del 1990, quelli di Totò Schillaci, delle Notti Magiche, della semifinale persa contro l’Argentina di Maradona. Sarebbe dovuto, appunto: l’hanno iniziato, ma non l’hanno mai finito (però forse, ora, l’abbattono…).

L’eco-mostro di Ponte Lambro (periferia difficile del capoluogo lombardo) è una delle tante opere-simbolo, che la dicono lunga su come vanno le cose in Italia in certe occasioni. Quali occasioni? I grandi eventi, soprattutto quelli sportivi, vere e proprie macchine mangiasoldi, che attirano gli interessi più spregiudicati (per fare affari  o guadagnare voti), e spesso non hanno alcuna ricaduta positiva sulla collettività. Ad essi è dedicato un interessante e documentato libro-inchiesta di Davide Carlucci e Giuseppe Caruso: “Magna magna” (Ponte alle Grazie, 14 euro). Il titolo gioca sul richiamo ai Ludi Magni di epoca romana per arrivare a dire ciò che sono diventati i Ludi moderni: un “magna magna”, un bel banchetto per politici, faccendieri e “cricche” varie, un business nazionale, condotto a spese dei contribuenti.

“La macchina dei Ludi Magni versione Terzo Millennio – si legge nel volume – contribuisce ad alimentare nell’opinione pubblica quell’insofferenza generalizzata verso la classe politica e imprenditoriale italiana e verso il suo approccio famelico alle risorse pubbliche. La spartizione solitamente avviene nel segreto di ristrette cene d’affari, tra gli ottimi vini e le prelibatezze della nostra tradizione culinaria. Il cibo, curiosamente, è sempre presente nelle cronache mondane di queste imponenti manifestazioni. Sontuosi banchetti accompagnano i momenti clou dei grandi eventi e davanti ai tavoli imbanditi di tartine si ritrovano costruttori e magistrati, organizzatori e sindaci, ministri e giornalisti, atleti e faccendieri: tutti uniti nella convivialità del magna magna. Che forse non è solo una colorita ed efficace espressione popolare… (ma) appare sempre più come uno stile politico. Un tratto distintivo della nostra identità nazionale”. Carlucci e Caruso fanno una ricognizione nella storia recente degli affari legati all’organizzazione di grandi eventi: dai Mondiali di calcio del 1990 (1.250 miliardi di vecchie lire spesi per stadi oggi considerati per lo più da buttare) a quelli di sci in Valtellina del 2005 (uno scempio ambientale costato centinaia di miliardi di euro, con opere ora inutilizzate), dalle Olimpiadi di Torino del 2006 (che hanno consegnato alla città l’attuale primato di Comune più indebitato d’Italia) al Campionato del mondo di ciclismo di Varese del 2008 (una bella colata di cemento in terra “verde padana”), fino agli intrallazzi della “Cricca” di Anemone, Balducci e soci (“La razzia del denaro pubblico diventa sistema”, si legge nel libro). Ma i due autori gettano uno sguardo inquietante anche sul presente e sul futuro, a cominciare dall’Expo 2015 di Milano, un business  da più di dieci miliardi di euro che rischia di rivelarsi un flop (i numeri sui visitatori di Saragozza 2008 e Shanghai 2010 non sono confortanti) e che finora ha fatto più notizia per i ritardi accumulati sulla tabella di marcia, le liti tra le forze politiche, le polemiche sull’acquisizione dei terreni che dovranno ospitare i padiglioni espositivi. Il capitolo dedicato, prendendo spunto dal tema scelto per l’evento, si intitola: “Nutrire il pianeta o i comitati d’affari?”. Ai posteri la risposta.

12/06/2012
Mauro Cereda
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