di Giuseppe Saronni
(16.01.12.) Ogni anno lo smog aumenta e con esso i rischi per la salute dei cittadini. Si inizia a novembre con il solito dibattito: chiusura del centro storico, blocco del traffico,
riduzione del riscaldamento, poi ecopass e quest’anno divieto dei botti a capodanno, fino all’appello al buon senso dei cittadini. Tutte iniziative meritorie: Milano a piedi è bella, si socializza, si interrompe il ritmo frenetico ridando valore al tempo di vita. Diciamo però che si fa per questo. Perchè, come ormai dimostrato, ai fini della qualità dell’aria le iniziative non servono a niente. Per incidere davvero è indispensabile fare scelte impopolari, riconsiderando le politiche della mobilità cittadina e non solo. Sta qui la difficoltà: nessuno vuole farsi cattiva pubblicità e dato che non abbiamo più il tempo per aspettare, se è vero che l’inquinamento “cancella 9 mesi di vita di una persona” le scelte devono obbligare all’uso del trasporto pubblico.
Solo dopo possiamo fare campagne per il rinnovo del parco macchine, non viceversa.
Si dovrebbe rafforzare il trasporto pubblico locale e, dato che le aziende partecipate non ce la possono fare da sole, aprire al privato allargando le convenzioni, istituendo una authority che sotto il controllo pubblico gestisca qualità efficacia e costi dei servizi. Il recente provvedimento della Regione che istituisce l’abbonamento unico provinciale è un primo tassello verso una razionalizzazione del trasporto: bisogna continuare su questa strada, gli enti locali su questo hanno molto potenziale. Lo giochino fino in fondo. Limitarsi a chiedere buon senso al cittadino è inutile, la cultura di una mobilità diversa va
costruita e i messaggi devono essere chiari. Per far questo serve tempo e volontà, cose che ad oggi non abbiamo. Bisogna fare in fretta, con grande senso di responsabilità.











