La rivolta spontanea senza politicizzazioni
TENSIONI SOCIALI IN SICILIA, PARLA UN “FORCONE”
Sono agricoltori e vogliono certezza delle regole. Un modo per combattere l'incertezza per il futuro economico.

Da quando il movimento dei "forconi" ha paralizzato la Sicilia si è iniziato a parlare di loro.

(MILANO – 20 gennaio 2012) Chi sono i “forconi”,  i protagonisti della clamorosa rivolta siciliana di questi  giorni, di cui l’informazione si è accorta troppo tardi? Noi ne abbiamo contattato uno. È un agricoltore, si chiama Martino Morsello, 57 anni di Marsala, uno dei leader dei “forconi siciliani”.  «La protesta» ci dice al telefono mentre aspetta di essere ricevuto dal questore della sua città per esporre le ragioni della rivolta «parte da dieci anni lunghi, nell’isola, per difendere agricoltori, artigiani, le partite iva. Ora siamo alla ribalta perché il successo delle manifestazioni sono anche i gruppi e le adesioni spontanee in 150 presidi che coprono l’intera Sicilia».

Le aziende agricole siciliane subiscono le scelte economiche di importare i prodotti da Paesi terzi, ci dice, attraverso il grande circuito, così le pregevoli quantità di prodotti siciliani risultano non concorrenziali, pagati fino al 30% sotto costo di produzione. Eppure all’utente finale i prezzi al dettaglio sono sempre cari.

«In dieci anni non abbiamo avuto grande successo, ora l’iniziativa nostra è coincisa con una crisi tremenda, la gente è scesa in piazza. È la gente che viene dalla campagna, dall’economia reale. Ma ricordiamoci che quando sono stati affamati i siciliani hanno già fatto storia. Come con Repubblica siciliana del ’48 e anche del fascio in Sicilia».

Ma se nella Sicilia occidentale la protesta è esigua, è nella Sicilia orientale che si soffre principalmente, perché è lì che operano braccianti sottopagati. Chiediamo alle “Forche siciliane” quali costi rendono schiavi, sia i lavoratori nei campi che provengono dal nord Africa, sia i giovani, sia i padri. «I manifestanti chiedono la defiscalizzazione per il costo dei carburanti esoso, considerata una tassa per foraggiare la politica e le istituzioni dello stato criminale che se non paghi un versamento  Inps ti pignola casa, furgone, trattore, terreno» dice Martino.

Il nodo dello sviluppo agricolo è tutto nella dignità. Alle regole attuali, nessuno vuole andare a lavorare nei campi, serve uno stipendio dignitoso: «I nostri prodotti certamente per qualità non sono inferiori a nessuno. Come prezzo è impossibile essere competitivi , l’Italia accetta costi di produzione così soffocanti».

Prendiamo il gasolio: costa 0,70 in Val d’Aosta e 2,00 in Sicilia (il più alto di tutta Italia, che già ha i costi più alti di tutti Paesi). L’Energia elettrica: sei volte di più della media italiana. Martino è esausto: «Anche lo slittamento dell’età pensionabile ha bloccato nuove occasioni di lavoro per i giovani. Così questa mattina in modo autonomo, siamo stati raggiunti da tutti i paesi, le città, da tutte le campagne, da tutte le parti da telefonate che ci spingevano a continuare con insistenza. In particolare chiamate di donne, di mamme, che dicevano “i miei figli non hanno un lavoro e dormono tutto il giorno, non hanno un euro, dovete continuare, non si può”».